Breve corso di scrittura critica (1): l’incipit

Comincerò questo breve corso di scrittura critica a puntate, parlandovi dell’incipit, e cioè di come iniziare un testo. 

L’incipit e’ importante perché se chi vi dovrà seguire non sarà attratto, chiuderà il libro e voi avrete perso un lettore.

Non esistono regole per un buon attacco. Ma buone ragioni che vi dicono cosa evitare.
Prendete per esempio questo:

 

“ Prosegue lo spostamento delle arti visive e dell’architettura fuori da se stesse. Si può affermare che questo sia il destino che deve attraversare ogni opera d’arte, cioè uscire da sé, oppure avanzare l’ipotesi che la tradizionale colleganza tra architettura, pittura e scultura sia andata intensificandosi negli ultimi tempi ( sia pure nelle nuove forme della distruzione dei generi) di fronte al progredire delle difficoltà comuni. La risposta e’ piuttosto contraddittoria e ambigua”.

 

La prima frase e’ incuriosente anche se sibillina. Ci aspetteremmo dalla seconda una chiarificazione che , invece, tarda a venire.  Infatti bisogna leggerla almeno un paio di volte per capire che il problema affrontato è lo sconfinamento disciplinare dovuto al fatto che le differenze tra pittura, architettura, scultura sono sempre più evanescenti. E che si tratta di un problema antico ma che oggi , a giudizio dell’autore, si manifesta in maniera preoccupante. Motivo per il quale è bene chiedersi se lo sconfinamento sia un inevitabile “destino” delle discipline artistiche o se , in questi anni,  l’architettura stia  ricorrendo un po’ troppo alla scappatoia di utilizzare metodi e tecniche della pittura e della scultura. Le quali a loro volta – sempre secondo l’autore- si trovano in una crisi di identità non meno profonda e dovuta alle medesime ragioni.

 

Continuiamo ad esaminare la seconda frase. Oltre ad essere poco chiara, noterete che è ingarbugliata  anche per colpa di una  parentesi inserita al suo interno la quale, invece di chiarificare come dovrebbe, introduce un altro concetto, quello della distruzione dei generi. 

 

Ma a deluderci e’ la frase finale  che pare dirci: “sto parlando di una materia molto difficile e oscura che in pochi riusciamo a maneggiare”. 
A questo punto, quale può essere la reazione del lettore? Pensare: “bene, continuate pure ad essere in pochi, io ho cose più interessanti da fare”.

Volete sapere chi e’ l’autore del disastroso incipit? Non ve lo dirò, anche perché e’ un noto accademico che passa per essere molto profondo. Vi aspetto invece alla seconda puntata, che apparirà più o meno tra una settimana. (LPP)