Breve corso di scrittura critica (25): critici o codardi?

La critica si fa con nomi e cognomi, evitando affermazioni del tipo: ” ci sono critici che dicono…”, ” ci sono artisti che affrontano…”. In particolare possono darsi due casi, uno meno grave e uno più grave. Il caso meno grave è che si adopera l’affermazione generica perché la categoria a cui ci si riferisce è abbastanza ben conosciuta e composta da troppe persone per elencarle tutte. Il lettore gradirebbe però qualche esemplificazione per capire se ha capito. Meglio quindi, per stare nell’esempio, scrivere: ” ci sono critici, quali tizio e caio, che dicono…”, oppure:” ci sono artisti, quali il tal dei tali, che affrontano…”. Detto tra parentesi: anche la mia ultima frase “il lettore gradirebbe però…” è generica ma in questo caso possiamo dare per sottintesa la formula “il lettore, nella persona di colui che se ne fa interprete che è l’estensore di questa nota, gradirebbe però…”. Il caso più grave è celarsi dietro la formula generica per non nominare l’avversario, quasi per disprezzo. Per esempio: ” ci sono critici che hanno affermato addirittura che…” e via insulti o sberleffi. Ma si tratta di un boomerang: in primo luogo perché non sapremo mai se il nostro avversario possa chiaramente afferrare di essere lui l’oggetto dell’attacco e poi perché si possono generare fraintendimenti con persone che a torto possono sentirsi coinvolte. Infine, e questa è la principale motivazione, quando si attacca senza fare nomi, più che per sprezzanti, si corre il rischio di passare per codardi.