Breve corso di scrittura critica (27): un brano di Purini

Evitate di scrivere di progettisti che fanno parte del vostro giro professionale o accademico o, peggio ancora, che frequentate oltre il lavoro. Quindi nessun articolo sull’ultima opera del vostro preside, sul concorso vinto dal vostro collega di studio, sul riconoscimento dato al vostro amico. E se proprio dovete farlo, cercate di essere il più possibile descrittivi evitando aggettivi eccessivi e lasciando il giudizio al lettore.

 

Vi è poi un secondo consiglio. Che conosciate o meno personalmente il progettista, evitate di paragonarlo ai grandi dell’architettura. Qualunque siano i suoi meriti, correrete il rischio di ridicolizzarlo e di passare voi per un trombone. Soprattutto se il personaggio è poco conosciuto e se state scrivendo su una rivista non particolarmente nota per la selezione dei progetti pubblicati.

 

Per farvi capire meglio questa sensazione ecco alcuni estratti di un articolo scritto dal professor Franco Purini a proposito di un’opera del professor Giuseppe Strappa pubblicato sul numero 95 del 2011 del bimestrale dell’ordine degli architetti di Roma e Provincia.

 

“ Nella ricerca dell’architetto romano ( cioè di Strappa ndr) – divenuto da tempo un riferimento centrale del dibattito disciplinare, non solo in ambito locale e nazionale- la stessa complessità dell’architettura si trasforma alla fine, com’è doveroso, nella semplicità di una concezione di matrice classica, inverata in ordinamenti spaziali limpidi, colmi dell’intrinseca razionalità che deve sovrintendere al costruire…”.

 

“ … un’architettura che si situa in una dimensione trattatistica, nella quale si sentono le voci quanto mai vive e attuali di grandi teorici e costruttori quali Vitruvio, Leon Battista Alberti, Palladio, Saverio Muratori, Gianfranco Caniggia.”

 

“Pensare e realizzare una architettura nella quale risuoni l’indecifrabile, il remoto o l’indicibile di Le Corbusier implica una inclinazione estetizzante, che in Giuseppe Strappa è del tutto assente.”

 

Proviamo a riassumere semplificando e, forse, banalizzando: Giuseppe Strappa è un riferimento centrale per l’architettura oltre i confini nazionali, siede accanto a Vitruvio, Palladio e all’Alberti, non cade nell’inclinazione estetizzante di Le Corbusier. Francamente un po’ troppo anche per un giudizio critico favorevole.