Breve corso di scrittura critica (7): come non scrivere

Ecco di seguito un esempio di quella che io reputo cattiva scrittura. 

” Una città “privata” genera quasi per definizione la fine dell’idea stessa di cittadinanza. In fondo i pilotis rimangono l’idea, non la soluzione più geniale di Le Corbusier. L’uso pubblico degli spazi anche al piano terra degli edifici nega i recinti o, se si vuole, i muri. E sono proprio i muri a segnare diversità di diritti, a rendere disuguale e insicura la città. Come è disuguale una città che non garantisca i deboli, siano essi giovani, coppie in crisi, anziani. La sicurezza come la sostenibilità richiedono in primo luogo un problema di recupero dell’eguaglianza; e questo valore così trascurato oggi, è alla base del rilancio di quell’idea di città che Ferdinand Braduel pone al centro della sua trilogia sulla modernità stessa della cultura occidentale. In fondo Lewis Mumford incontrò Marcel Duchamp, entrambi ancora ignoti, camminando nelle strade di New York, poco prima dell’inizio della grande guerra”. 

Vaghezza, citazioni erudite in una macedonia dove affermazioni banali si affiancano a ipotesi tutte da dimostrare. Traduciamo: in una città dove si privatizzano, recintandoli, gli spazi pubblici, vengono a mancare occasioni di incontro e di socializzazione e ciò è particolarmente grave per coloro che hanno minori risorse economiche. Inoltre una città fatta di recinti e zone off limits è meno sicura e meno vivibile. Motivo per il quale è difficile pensare in astratto alla sicurezza e alla sostenibilità urbana senza affrontare la questione delle eguali opportunità di uso dello spazio da parte dei cittadini.

Mi direte: ” ma questo è Carlo Olmo, professore universitaro e direttore de  Il giornale dell’architettura?”  Si, purtroppo.  Il brano è  la conclusione dell’editoriale del numero di gennaio 2008.